I DANNI DEL LAMENTO

I DANNI DEL LAMENTO

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L’aggressività non è rabbia né violenza. È un movimento sano che permette al bambino di appropriarsi delle cose di cui necessita per la sopravvivenza ed il benessere. Se crescendo consegue l’intelligenza emotiva, potrà manifestarla in modo chiaro e più o meno eclatante, con il dialogo, l’assertività, la protesta verbale, il dissenso civile, l’opposizione, la ribellione.
Ma non tutti sono capaci di esprimere la propria aggressività, in quanto molti genitori tendono a reprimerla. Sono le famiglie caratterizzate da rigidità e da controllo assoluto, che negano le comuni modalità di dissenso. Così l’aggressività si traveste…
I soggetti incapaci di manifestarla in modo chiaro e diretto, la ‘imprigionano’ nel piagnucolio, nella critica, nel giudizio, nella battuta salace, nella beffa, nel sarcasmo, nello scherno…
Una delle forme più diffuse di aggressività mascherata è il lamento… troppe persone lo utilizzano per scaricare la frustrazione. È la valvola di sfogo di chi non ha risorse per reagire, ed è una reazione caratteristica delle “personalità borderline”, un particolare tipo di narcisismo.
Con il lamento, il genitore imprigiona il figlio in una rete. “Lo stress coniugale è spesso originato dalle ferite e dalle frustrazioni che i due partner hanno subito nell’infanzia. Entrambi incapaci di reagire all’angoscia dell’altro, possono rivolgersi ai figli per ottenere l’amore che non hanno avuto dai loro genitori. (…) Quante volte un genitore fa sentire in colpa un figlio dicendo: ‘Non vedi quanto mi do da fare per te?’ (…) Immaginiamo che una madre esponga al figlio i suoi problemi. Cosa può fare il bambino per renderla felice? La prima cosa è di essere lì per lei – per ascoltare il suo dolore, per compatire la sua sofferenza, per capire le sue difficoltà. (…) La madre continua il suo piagnucolio masochistico, i suoi lamenti, le sue moine. Il bambino si sente riversare addosso dei sentimenti spiacevoli contro i quali non può far nulla. Non può neanche andarsene. L’unica cosa che può fare è non pretendere niente dalla madre: deve reprimere le proprie necessità e i propri sentimenti in modo da non farla sentire colpevole della sua mancanza di attenzione. I sentimenti suscitati nei bambini da queste situazioni sono di dolore, di tristezza e di rabbia verso se stessi e verso i genitori.” [Lowen, Il narcisismo, 1985 (pp, 157-158)]. Si tratta di sentimenti insostenibili per un bambino che deve difendersene… non gli è consentito protestare con forza e urlare esprimendo una legittima ribellione. Non può fare altro, che indossare una camicia di forza psicologica, contro l’espressione di qualunque stato d’animo.
Con il lamento tutte le energie negative vengono sollecitate e il lamento stesso diventa una “forma-pensiero” che prende spazio nella vita della persona, nutrendosi di frustrazioni.
“La lamentela viene processata in quella parte di cervello dedicata alle funzioni cognitive normalmente usata per risolvere i problemi e la sua presenza causa letteralmente una rimozione di neuroni. (…) I neuroni, ‘paladini e soldati dell’intelligenza’ vanno in modalità off perché il nostro cervello, che cataloga gli impulsi ricevuti, reputa la lamentela un contenuto di basso livello.”
In pratica, il lamento va a discapito delle capacità cognitive, intellettive, umorali, della creatività, dell’immaginazione, dell’inventiva e della soluzione dei problemi. È quanto di più dannoso e inutile ci possa essere.
Ricerche effettuate presso la Stanford University, evidenziano i meccanismi attraverso cui lamentarsi e ascoltare lamentele nuoce a livello cerebrale. Gli ormoni prodotti provocherebbero un restringimento della parte del cervello coinvolta in alcuni tipi di memoria e nell’apprendimento. Alcuni di questi ormoni, i glucocorticoidi, possono indurre le cellule cerebrali ad avvizzire, come rami secchi. L’esposizione prolungata allo stress può uccidere i neuroni o renderli più vulnerabili durante una lesione cerebrale o ictus… [continua].

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